lunedì 28 febbraio 2011

Quest'anno mi vesto da "Zio Michele"!

fonte: La Repubblica NAPOLI.it - ©Riccardo Siano
 La festa del Carnevale ha radici piuttosto antiche, che si intrecciano anche con la fede e la Cristianità e il suo elemento più caratterizzante è l'utilizzo del mascheramento. Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo divertiti ad indossare una maschera a carnevale: Arlecchino, Pulcinella, oppure un eroe dei cartoni animati, oppure ancora un personaggio dei fumetti... Spazio alla fantasia insomma, per il puro divertimento di mettere da parte la nostra solita identità e assumere le vesti di qualcun altro in un contesto che legittima tale costume, a dispetto di quanto afferma Pirandello nel celebre romanzo "Uno, nessuno, centomila". Come tutte le feste, il Carnevale è sempre più affetto dal germe del consumismo, e il mondo del commercio si ingegna per confezionare maschere già pronte che raffigurano i personaggi più popolari, in una attività che ha come parametro di riferimento quasi esclusivamente "mamma TV". Io credo che pochissimi personaggi televisivi siano rimasti indenni dal vedersi riprodotti in una maschera o in un carro allegorico; persino le statuine del presepe sono oggetto di espressione artistica nelle mani degli artisti napoletani, famosi in tutto il mondo. Non sarà forse un caso, allora, che proprio a Napoli sia stata partorita l'ennesima "trovata" per il carnevale 2011: "il vestito da Zio Michele". Il riferimento è evidentemente al tristemente noto Michele Misseri, contadino di
Avetrana coinvolto nell'omicidio della nipote Sarah Scazzi e attualmente in stato di Carcerazione in pendenza di un procedimento penale ancora allo stadio delle indagini preliminiari e per il quale omicidio le responsabilità sono ancora tutte da accertare.
Non ho intenzione di fare l'ennesima rassegna di indiscrezioni, considerazioni e notizie su una vicenda così tragica, per la quale è stato detto già fin troppo; voglio invece soffermarmi su una delle conseguenze del modo in cui è stata trattata questa vicenda dai mass media ed in particolare dalla televisione. Per mesi siamo stati letteralmente tartassati da uno stillicidio di programmi televisivi appositamente concepiti per fare un "processo parallelo" a quello che è giusto si compia nelle aule di tribunale, di fronte ad un giudice terzo ed imparziale della magistratura della Repubblica. Per le strade si parlava (e si parla) di Sarah, Michele, Sabrina, Cosima e gli altri membri delle due famiglie coinvolte come se fossero amici o, peggio, parenti. L'Italia è entrata in una impasse da "sete di indiscrezioni e notizie" dalla quale è difficile, forse impossibile uscire. 

Ma la domanda che mi pongo, come autore di un blog che si occupa di immagine in senso lato, è se sia sufficiente tutto questo a giustificare l'idea commerciale del Sig. Carlo Mazza, che ha confezionato ben tre configurazioni dell'abito in questione, come pare di capire da questo articolo.
Addirittura il Sig. Mazza parla di Michele Misseri come personaggio televisivo in questa intervista rilasciata a Repubblica.it

Mettendosi nei panni del commerciante si potrebbe pensare che tutto sia lecito pur di m"andare avanti la baracca". Lo stesso Mazza parla di una idea nata per "gioco" con la moglie: assemblando vari accessori di abbigliamento - dice - abbiamo creato una figura che somigliava ad un personaggio televisivo del momento, purtroppo negativo, e ho pensato bene ("bene" n.d.r.) di metterci una corda". 
Il passo successivo è stato quello di metterlo in vetrina e venderlo come "abito di Michele Misseri"; eh già, perché alla data dell'articolo ne erano già stati venduti 3 esemplari.

La considerazione che verrebbe per prima da fare, e che effettivamente è stata fatta suscitando, pare, alcune polemiche (e dico pare perchè, tutto sommato, questa situazione è passata abbastanza in sordina rispetto la vicenda cui si ispira l'abito), è quella relativa al cattivo gusto, da un lato dell'idea di commercializzare una maschera di Carnevale, peraltro per bambini n.d.r., che identifica una persona coinvolta in una storia di omicidio e sul cui capo pendono accuse gravissime (omicidio aggravato e occultamento di cadavere) ma per la quale vige ancora la presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva di cui all'art. 27 capoverso della Costituzione della Repubblica; dall'altro lato della scelta, da parte di alcuni clienti, di acquistare quella maschera per i propri figli, affibbiando loro per un giorno un'identità quantomeno discutibile. Si potrebbe avanzare una critica anche per l'idea della corda, che la televisione e non la legge hanno stabilito essere l'arma del delitto.
fonte: La Repubblica NAPOLI.it - ©Riccardo Siano
Ma queste sarebbero considerazioni personali, come tali opinabili e soprattutto non attinenti alle finalità di questo Blog. Anche perchè non sarebbe la prima volta che si vende, si compra e si indossa la maschera di carnevale di un personaggio negativo della storia (anche se, lo ripeto, bisognerebbe quantomeno attendere che la storia lo condanni come tale).

La riflessione che invece voglio fare riguarda la facilità con cui, oggi, si crea un personaggio, un'identità, un'immagine. I telegiornali, i programmi televisivi, internet e la stampa (anche se in misura molto minore), sulla base di una storia tragica e dolorosa come quella dell'omicidio di una ragazzina di 15 anni per futili motivi (vicenda peraltro bissata recentemente a Brembate di Sopra anche se con molta meno risonanza) e con l'unica, becera, giutificazione di un abusato "diritto di cronaca", hanno confezionato una nuova identità! Confezionata allo stesso modo con il quale un Sig. Mazza ha confezionato la maschera, ma con la differenza che da quegli autorevoli mass media ci si aspetterebbe maggiore buon senso, nell'uso del potere mediatico di cui dispongono.

Ancora una volta, infatti, passa in cavalleria il fatto che, per scopi essenzialmente lucrativi (basti immaginare il giro economico fruttato dalle varie trasmissioni) camuffati da diritto all'informazione, si è, non solo speculato su una tragedia, ma creata nel senso comune una "normalizzazione" di tale effetto ribalta.  E' talmente normale che ci si veste da Zio Michele! D'altra parte l'Italia degli ultimi anni è abbastanza avvezza all'"effetto normalizzazione".
La trovata di Carlo Mazza, per quanto lugubre e discutibile, non è che una conseguenza di un fenomeno ben più grave, che trova le sue radici nell'ignoranza della potenza dell'immagine, una potenza che, utilizzata in modo inadeguato, può produrre effetti ancor più drammatici dei fatti mostrati.

E da oggi, accanto ad Arlecchino, Pulcinella e Pantalone, siamo lieti di presentarvi Zio Michele!

8 commenti:

Vincenzo Sculli ha detto...

credo che la nostra società, sia vittima di numerosi paradossi, che ogni giorno entrano prepotentemente a casa nostra e in modo subliminare condizionino il pensiero di molte persone indebolite dalla sindrome del "pecorismo mediatico" tutto si mostra, tutto si emula, tutto si VENDE!!!! ecco cosa ha di sbagliato questo nostro vivere oltre ogni senso del pudore, della dignità e della logica razionale.

laura ha detto...

A dire il vero non riesco neppure a commentare ...... ma dove andremo a finire di questo passo ?
Adirittura c'è chi traveste il figlio da omicida ? ......no words...

Andrea Tripodi ha detto...

Sicuramente la parte più raccapricciante di tutte è proprio quella che tu hai accuratamente sottolineato (esattamente la parte in cui il negoziante dice di aver pensato BENE di dotare il "costume" di una corda)..in ogni caso la tragedia sta proprio nel fatto che il mondo in cui viviamo è ormai in mano ai media..è in atto un processo di progressivo "rincoglionimento" che parte da molto lontano e riesce ad arrivare ovunque, distorcendo la realtà..è un mondo pervaso e intriso di mediocrità, di ignoranza, e che riesce ad influenzare (se non addirittura a plasmare) le persone, le quali ormai ci mettono poco a porgere il fianco allo sciacallo di turno..così come ormai le ragazzine (e, ahimè, anche i loro genitori) di oggi sono convinte che per fare strada non sia necessario studiare su di un libro, ma basta un provino al grande fratello, conquistare un posto in programmi che di culturale hanno ben poco oppure, meglio ancora, diventare la preferita del "padrone di casa", anche i bambini (e, ancora una volta, i loro genitori) si fanno convincere che il vestito di carnevale di Zio Michele sia quello che fa per loro..perchè fa tendenza..perchè glielo dice "mamma tv"..

Giancarlo Parisi ha detto...

Eh già ragazzi... La televisione è stata una grande invenzione, ma ha preso la via del declino ormai, almeno in italia... Un mezzo potentissimo che ha raggiunto l'apice probabilmente negli anni 70-80, presente nelle case di tutti era il mezzo maximo per creare divulgazione.

Purtroppo come tutte le cose buone può essere usata male, e se aggiungiamo che è praticamente tutta nelle mani di un'unica persona, peraltro intrisa di conflitti di interesse, è facile comprendere come venga utilizzata per soddisfare interessi personali, che nel caso in questione riguardano principalmente l'indice di ascolto.

Tuttavia, per quanto disgustosa sia la vicenda, mi tratterrei dall'utilizzare, ancora, la parola omicida. Come ho già detto c'è un processo in corso e in america sono già scoppiate le (sacrosante) polemiche per la diffusione del film dove Amanda Knox e compagnia vestono i panni degli assassini, mentre in italia il processo ha concluso soltanto il primo dei 3 gradi di giudizio previsti dalla costituzione.

La soluzione? Difficile trovarla... Un antico detto dice che l'unico modo per far capire ad una persona che sta sbagliando è lasciargli fare quel che vuole. Il problema è che qui c'è un'intero popolo e le conseguenze potrebbero essere irreparabili...

francesco peluso ha detto...

Posso solo essere d'accordo con Cesare Romiti che in una intervista rilasciata al Corriere sabato o domenica ha detto che ultimamente la parola VERGOGNA è stata dimenticata, scomparsa, svanita nel nulla.

E questa amara considerazione è valida sia per la politica, per il costume, per il sociale.

La cosa che mi lascia sconfortato che non vedo un minimo cambiamento di tendenza.

laura ha detto...

" ....mi tratterrei dall'utilizzare, ancora, la parola omicida." (Giancarlo)

Per la legge si è innocenti fino a prova contraria, per i media e la gente comune si è omicida fino a prova contraria.

Se davvero qualcuno ha comprato il vestitino per carnevale dubito sia perchè crede che il Misseri sia innocente anche perchè fino ad ora risulta uno dei maggiori indiziati insieme alla figlia.

Possiamo chiamare le cose per come sono o per come appaiono agli occhi dei più ma non cambia la sostanza, è un travestimento di un bambino il quale veste i panni di un presunto omicida e non più del suo cartone animato preferito o di un qualche supereroe....o sono cambiati gli eroi ???

Giancarlo Parisi ha detto...

Laura, la sostanza cambia eccome...Le considerazioni che ho fatto con questo post sono volte proprio a smontare la prassi che vede le sentenze nascere alla "corte" di Barbara D'Urso e compagni piuttosto che in tribunale, e la mia non è una presa di posizione a favore della famiglia Misseri. Per quello ci sono già gli avvocati.

Il punto Laura è che tu pensi che Misseri sia uno dei maggiori indiziati solo ed esclusivamente per ciò che senti in televisione, leggi su i giornali o su internet, mentre le carte processuali le conoscono per intero solo gli inquirenti. Ti faccio notare che, processualmente parlando, la posizione di Misseri non è molto dissimile da quella dei "nuovi arrivati" (il fratello e il nipote n.d.r.), dei quali, però, a stento sappiamo il nome.

Ed è qui il nocciolo della questione. La domanda è "perchè il sig. Mazza ha ritenuto di mettere in vendita quella maschera? La risposta è che i media, la televisione in primis, hanno CREATO un personaggio, dietro la comoda giustificazione del diritto di cronaca, in barba a tutti i principi che alla cronaca sottendono! E ciò quasi esclusivamente a fine di lucro. Ma hai idea del rendimento economico di programmi come Porta a Porta, Quardo Grado, Matrix, Chi l'ha visto ecc.? Ad ogni minima fesseria che i giornalisti origliavano si è costruito (e si continua a costruire) una intera puntata! E questo è molto peggio della messa in vendita della maschera che non è che una becera conseguenza (per fortuna ancora non emulata).

Ti sei mai chiesta come reagiresti tu, se malauguratamente ti trovassi coinvolta, tuo malgrado, in una storia del genere, assolutamente innocente ma "marchiata" di colpevolezza dal tribunale mediatico? Ecco, io non credo che ti avrebbe fatto piacere la presunzione di colpevolezza della gente comune, alimentata solo ed esclusivamente dai media.

L'elemento più negativo di questa vicenda non è la maschera in sè, ma il MOTIVO per il quale quella maschera è nata e sul quale dobbiamo seriamente interrogarci.

About A Photo ha detto...

Un'idea davvero di pessimo gusto

Anna