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| Fonte vignetta: http://blogs.sdf.unige.it/wordpressMU121/s2802044/2007/05/28/un-po-di-storia |
E' con la frase del titolo di questo post che spesso il fotoamatore si vede motivata una attività inibitoria dell'atto fotografico da egli intrapreso. E a pronunciarla sono tanto le persone comuni, che si sentono "minacciate" dalla ripresa, quanto (e più gravemente) gli esponenti delle varie forze dell'ordine, senza distinzioni. Il problema in realtà è molto più complesso, non riguarda solo la fotografia ma, in generale, la vita e la società moderne. E' sempre più diffusa la convinzione che, in nome di una Privacy non meglio definita e identificata, sia possibile vantare diritti di censura e inibitoria a tutto campo, ogniqualvolta, cioè, ci si sente minacciati da una qualsiasi altrui attività.
Il discorso potrebbe facilmente diventare ingestibile, tale è l'ampiezza dei settori interessati alla riservatezza (basti pensare alle vicissitudini parlamentari in tema di intercettazioni giudiziarie n.d.r.), per questa ragione circoscriviamo l'ambito di analisi alla sola pratica fotografica.
Il punto saliente è riassumibile in questa domanda:
Esiste un complesso di norme nel nostro ordinamento che disciplina l'attività fotografica, amatoriale e professionale, stabilendo cosa e chi può essere fotografato ed eventualmente a quali condizioni?
Ebbene, volendo anticipare una risposta, questa è sicuramente affermativa e, nel corso del mio cammino nel mondo della fotografia e della legge, ho potuto personalmente rendermene conto. Il problema e che tale complesso di norme è misconosciuto ma, ciononostante, inneggiato a vessillo della riservatezza, senza grande discernimento al riguardo. Spesso si vieta di fotografare "per sicurezza", secondo la filosofia del "nel dubbio meglio evitare"; ma da buon fotoamatore e uomo di legge, nonché cittadino italiano, io pretendo che mi si inibisca qualcosa solo quando questa è effettivamente vietata, non per hobby o per la presunzione dell'inibente di turno. Cerchiamo dunque di fare chiarezza e di capire come funzionano esattamente le cose.

